“Non può più fare così” ❌😱 LO MONACO duro, sentite cosa dice su DE LAURENTIIS, MANNA e ALLEGRI ⚠️
Intervista all’ex direttore generale del Catania Pietro Lo Monaco, che ha rilasciato alcune dichiarazioni a CalcioNapoli24.
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Un uomo di calcio che ha vissuto tante esperienze come valuta il percorso del ds Manna, sapendo che nel Napoli si hanno le mani legate perchè ogni operazione deve essere certificata dal presidente De Laurentiis?
“Non è facile fare il direttore sportivo operativo al 100% a Napoli, non è semplicissimo. In passato chi si è avvicendato era un direttore tra virgolette ‘giovane’, che poteva sopportare il peso di una presidenza così ingombrante. Manna sta facendo le sue esperienze importanti, a Napoli la situazione è questa: c’è un presidente decisionista da sempre, io dico che dovrebbe essere bravo oltre all’aver gestito bene il club in questi anni, societario e amministrativo, ma bravo a scegliere i professionisti e dargli fiducia. Se parliamo di calcio giocato, per De Laurentiis è una melanzana imbottita: non è questo grande intenditore, il calcio non deve piacere per estetismo ma per conoscenza, perchè so quello che faccio. Lui dovrebbe scegliere professionisti e dargli fiducia a partire da Manna”
Vergara con l’Italia s’è presentato bene ma si è fatto male, ma finora con Allegri come lo valuti?
“L’ultima partita che il Napoli ha giocato, ho visto in campo Vergara fare l’esterno sinistro alto. Uno sperpetuo, un ruolo che non può ricoprire, paradossalmente può farlo a destra perchè rientra sull’interno, essendo lui un trequarti col piede sinistro. Vergara a me piacerebbe vederlo da mezz’ala sinistra in un centrocampo a tre, ha grande corsa, ha gamba, strappa, ha tecnica e ha la capacità di inserimento come pochi in Italia. Ricordatevi Genova, entra e fa un gol e fa un assist inserendosi sempre. Sarebbe un peccato mortale averlo tra le mani e non valorizzarlo nel modo giusto. Quando si fanno le valutazioni, e devo fare la squadra, anche se discuto dei mostri sacri viene prima Vergara e poi il mostro sacro”
Il Napoli ha scelto Allegri e non Italiano, a fine stagione rischia di essere un rimpianto?
“Il problema è che a fine stagione il rischio è che diventi una stagione interlocutoria che non aggiunga niente alla storia del Napoli, e sarai costretto a rimboccarti le maniche e rifare la squadra. I giocatori non sono eterni, penso a Lobotka, Anguissa e De Bruyne: hanno la loro età, quando la macchina supera un certo regime può spegnersi all’improvviso e non te ne accorgi nemmeno. Il Napoli sarà costretto a rimboccarsi le maniche e magari valuterà se continuare con Allegri oppure cercare un allenatore con prerogative diverse. Nessuno ha inventato il prototipo giusto di calcio: Allegri ha un modo di intendere il calcio e va rispettato, poi ci sono altri esempi come Italiano, De Zerbi e Fabregas che hanno filosofie diverse e vanno altrettanto rispettati. Nessuno può dirci il prototipo ideale, ci sono tante chiacchiere sulla tattica ma tutto si riduce all’occupazione degli spazi, non c’è altro se non la fantasia. Alla gente alla fine interessa la giocata del calciatore, quella che ti entusiasma, non i sessanta passaggi ma la giocata di Vergara che ti fa appassionare. Il resto è per il business”
C’è un talento sudamericano che vedresti bene nel Napoli?
“Sto completando un lavoro di ricerca sulle squadre argentine, fammelo completare (ride, ndr). In Sudamerica l’Argentina è vicina all’Italia per il prodotto qualità-prezzo, diverso è il Brasile dove c’è una marea di gente: vai una volta, vedi un giocatore, torni dopo 15 giorni e ne vedi altri due-tre, anche se però non si trasformano in campioni. In Brasile succede questo, in Argentina c’è più capacità di soffrire, per questo è un giocatore più pronto per il nostro campionato. Nel Boca Juniors non sta giocando Aldana, un 2007 importante, devo capire perchè non sta giocando ma è un talento, ha fisico e corsa, ha i piedi giusti, ma ce ne sono tanti nel mondo di giocatori forti. Basta girare ed avere il coraggio di puntarci. Vi faccio l’esempio della Norvegia, fino a 7-8 anni fa non esprimeva questo talento: penso a Odegaard, a Haaland, ci sono giocatori che inizialmente se non studiaste non capireste il perchè di questo talento. Hanno lavorato sui settori giovanili, c’è una cultura diversa, noi scivoliamo e loro vengono avanti”